Villa Sancrispolto Villa Baroncino
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Benvenuti nella villa dei tuoi sogni per il tuo matrimonio in Italia


Costruita nel 18 secolo, l’antica “Villa Baroncino”, una delle nostre ville per organizzare i matrimoni, è piazzata all’interno di un paesaggio collinoso che da verso il Lago Trasimeno, vicino al confine tra la Toscana e l’Umbria, a mezza strada tra le due città rinomate medioevali Orvieto e Siena. Villa Baroncino è una villa lussuosa ed esclusivamente storica con un’atmosfera curata. Circondata da colline sinuose, la proprietà è inserita in una vegetazione lussuosa ricca di boschi, la dove la natura viene apprezzata al suo vero valore. All’ovest della villa abbiamo il Monte Qualandro sulle colline del Sanguinetto, al confine con la soave Toscana e il verde lussureggiante dell’Umbria, non lontana da un Castello antico; al sud si affaccia verso il Lago Trasimeno; è circondata da colline piene di boschi nella parte est e nord. Una volta, questa villa era una piantagione di olivi ed è stata rimessa a nuovo nello stile di quei tempi antichi, mantenendo le caratteristiche tipiche dell’architettura della zona circostante.

I muri costruiti con pietre antiche caratterizzano l’esterno del palazzo principale e la struttura grandiosa e impressionante di origini rurali è testimone di un periodo magico del passato.

La posizione panoramica della villa ricorda il suo scopo originale, il terreno di molti acri è ancora usato alla coltivazione degli olivi mentre le strade comode permettono un accesso facilitato.

La proprietà è formata da 2 edifici: Villa Vittoria e Villa Adele.

Dal 1797 fino a poca tempo fa, Villa Vittoria ospitava il comune del municipio di Baroncino – Tuoro. La ristorazione molto meticolosa l’ha trasformata in una dimora elegante a tre piani con nove appartamenti.

Villa Adele è il cuore centrale della proprietà ed è formata da tre appartamenti con tre stanze da letto doppie, la Wedding Suite, un’ampia cucina e un soggiorno.

La villa si trova a pochi minuti in macchina da Tuoro sul Trasimeno, una piccola municipalità che offre una moltitudine di negozi caratteristici e ristoranti tipici. A poca distanza in macchina, si può arrivare in molte città importanti della Toscana e dell’Umbria, come sono Perugia, Assisi, Cortona, Montepulciano, Siena e Firenze. In due ore e mezzo si arriva a Roma in macchina.

La villa è circondata da giardini lussureggianti che rivelano la vegetazione tipica dell’Umbria, acri interi di terra ricoperti con olivi vecchi più di un secolo, due piscine e viste spettacolari a 360 gradi che danno sul lago e sul paesaggio di campagna circostante. Questo è il posto perfetto per esplorare due delle più famose regioni italiane, L’Umbria e la Toscana, e l’atmosfera intorno vi permette di rilassarvi completamente dopo una giornata di escursione.

Noi cerchiamo sempre di offrire ai nostri clienti tutto quello di cui hanno bisogno, includendo un’ampia gamma di servizi che va dai corsi di cucina Toscana, visite turistiche in enoteche, assaggi di vini fino a connessione internet e cellulari.

In più, Villa Baroncino, è la sistemazione ideale per matrimoni ed eventi caratteristici.

In questi luoghi la storia è ancora viva ed è qui che ebbe luogo la famosa battaglia tra I Romani e i Cartaginesi, meglio conosciuta con il nome di “Battaglia sul Lago Trasimeno”.

L’alba del 24 giugno 217 a.C. era coperta di nebbia quando l’armata Romana spuntò dalla parte nord del Lago Trasimeno, serpeggiando tra le strade strette che dividevano la parte ovest delle colline dalle acque cristalline del lago.

Annibale aveva istruito la sua cavalleria e i celtici di guardare verso l’ovest, la dove si vedevano le pianure. I libici e gli spagnoli erano al centro, dove era campeggiato lui, vicino alla collina dove adesso possiamo trovare la città di Tuoro. I frombolieri delle isole Baleari e la cavalleria erano sistemati nella parte est, bloccando così l’intera area e formando dunque una trappola. Quando il generale dei Cartaginesi aveva comandato l’attacco, l’armata romana fu divisa in due dalla cavalleria e dai Gallici. Il retroguardia riuscì a scappare, mentre la parte rimanente della legione, meno numerosa, fu presto sconfitta. La battaglia è finita dopo 3 ore di lotte con un risultato di circa 10.000 morti tra i soldati romani. Il nemico li aveva uccisi quasi tutti mentre altri invece si uccidevano a vicenda per evitare di diventare prigionieri oppure essere annegati nel lago.

Un gruppo di 6000 soldati romani dell’avanguardia è riuscito a farsi strada verso la parte est, ma il seguente giorno furono fatti prigionieri dall’armata Cartaginese. Le due armate erano comandate da Annibale il cartaginese, uno stratega abile della Guerra, un guerriero audace e forse un po’ un mago.

È questa l’immagine di Annibale dipinta dagli storici: un uomo astuto con mille manovre che ha vinto nonostante la sua armata fosse meno numerosa.

Certamente, le abilità strategiche di Annibale furono confermate quando lui scelse di raggiungere Italia per via terrena, pensando che poteva conquistare tranquillamente i soggetti Romani.

Lui lasciò Cartagine nella primavera del 218 a.C., con un’armata di 50.000 soldati, 9000 cavalli e 37 elefanti. Durante il lungo viaggio, passando le Pirinei e le Alpi, perse la maggior parte degli elefanti per le temperature molto basse.

Lui ha sconfitto i Romani a Ticino e a Trebbia e ha rinforzato le sue armate grazie all’aiuto dei gallici.

Attraversando gli Appennini e le palude di Serchio e Arno, molti dei suoi soldati sono morti di un’epidemia ed anche lui fu gravemente ferito ad un occhio.

Nel 217 a.C., lui ha raggiunto i paesaggi collinosi del lago Trasimeno fu lì che decise che avrebbe distrutto rapidamente l’armata romana per incrementare la sua fama e per sconfiggere la ribellione del popolo etrusco. Il console Caio Flaminio Nipote conduceva l’armata romana in quei tempi, un leader del popolo e un innovatore politico di successo. Sfortunatamente, molti dei suoi detrattori rilevavano la sua mancanza di abilità militare.

Secondo alcuni storici, Flaminio ha commesso un’imprudenza e ingenuità quando, senza aver esplorato prima il posto, fu condotto nella trappola di Annibale. In parte questo ragionamento dovrebbe essere corretto. Infatti, mentre aspettava l’arrivo delle truppe comandate dall’altro console, Servilio, il quale faceva Marcia da Rimini, Flaminio segue l’armata cartaginese per un lungo periodo, mantenendo la distanza e senza avere alcuna fretta per iniziare l’attacco.

Con un’armata più piccola e trovandosi in una posizione non favorevole, fu obbligato a prendere delle tattiche militari, le quali secondo la cultura romana, fu un comportamento non leale e contrastò gravemente con il valore supremo della “buona fede”.

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